Limitare l’uso del digitale fra i bambini e a scuola: i risultati di un’indagine del Senato

“Più la scuola e lo studio si digitalizzano, più calano sia le competenze degli studenti sia i loro redditi futuri”. Così Andrea Cangini sintetizza le sorprendenti conclusioni di un’indagine della Commissione Cultura del Senato. E aggiunge: “Smartphone e videogiochi? Niente di diverso dalla cocaina…”

di Antonio Palmieri

“Non si tratta di dichiarare guerra alla modernità, ma semplicemente di governare e regolamentare quel mondo digitale nel quale, secondo le ultime stime, i più giovani trascorrono dalle quattro alle sei ore al giorno.”

Con queste parole Andrea Cangini, senatore di Forza Italia, commenta l’approvazione all’unanimità da parte della Commissione cultura del Senato della sua relazione finale all’indagine conoscitiva sull’impatto che la tecnologia digitale produce su mente, corpo e vita quotidiana dei più giovani.

Senatore Cangini, Andrea, è di questi giorni la notizia della sospensione dei trecento studenti della scuola media di Cariglio, provincia di Cuneo, sospesi per un giorno per aver diffuso foto ritoccate con insulti a sfondo sessuale di professori e studenti, catturate a video durante la dad. Che ne pensi?

“La preside ha fatto bene. Bisogna far capire che social e dintorni non sono una terra di nessuno, senza regole. E, più in generale, tornare a riaffermare che ci sono dei limiti da non superare, a partire dal rispetto dell’altro, chiunque esso sia. Trovo utile che la sospensione sia consistita in una mattinata di educazione civica sulle regole e i rischi del web, il rispetto della privacy delle persone e le possibili conseguenze, anche penali.”

La tua relazione finale disegna un presente e un futuro molto fosco. Lo scenario che abbiamo di fronte è davvero così drammatico?

“Non lo dico io, lo hanno detto nelle audizioni che abbiamo fatto in questi mesi la maggior parte dei neurologi, degli psichiatri, degli psicologi, dei pedagogisti, dei grafologi, degli esponenti delle forze dell’ordine auditi. Un quadro oggettivamente allarmante, anche perché evidentemente destinato a peggiorare.”

La relazione finale parla di danni fisici – miopia, obesità, ipertensione, disturbi muscolo-scheletrici, diabete – e di danni psicologici: dipendenza, alienazione, depressione, irascibilità, aggressività, insonnia, insoddisfazione, diminuzione dell’empatia…

“Sì…e ci preoccupa ancora di più la progressiva perdita di facoltà mentali essenziali: la capacità di concentrazione, la memoria, lo spirito critico, l’adattabilità, la capacità dialettica…Sono gli effetti che produce sui più giovani l’uso, che nella maggior parte dei casi degenera in abuso, di smartphone e videogiochi. Niente di diverso dalla cocaina. Stesse implicazioni chimiche, neurologiche, biologiche e psicologiche, a partire dalla dipendenza.”

Paragonare smartphone e videogiochi alla droga è un paragone decisamente forte…

“…Sono un giornalista, sono perfettamente consapevole del peso che hanno le parole…”

…ma siamo davvero a questo punto? Non ti sembra uno scenario troppo pessimistico, quasi catastrofico?

“Guarda a ciò che sta succedendo in Corea del Sud, Cina, Giappone, nazioni all’avanguardia per diffusione della tecnologia digitale. I dati sono impressionanti: in Corea del Sud il 30% dei giovani tra i 10 e i 19 anni è classificato come «troppo dipendente» dal proprio telefonino: vengono disintossicati in 16 centri nati apposta per curare le patologie da web. In Cina i giovani “malati” sono 24 milioni. Quindici anni fa è sorto il primo centro di riabilitazione, naturalmente concepito con logica cinese: inquadramento militare, tute spersonalizzanti, lavori forzati, elettroshock, uso generoso di psicofarmaci. Un campo di concentramento. Di luoghi del genere in Cina oggi ce ne sono oltre 400. In Giappone, hanno gli hikikomori,  che significa «stare in disparte». Ragazzi e giovani tra i 12 e i 25 anni che si sono completamente isolati: non studiano, non lavorano, non socializzano. Vegetano chiusi nelle loro camerette perennemente connessi. Gli hikikomori sono circa un milione. Un milione di zombi.”

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